CATEGORIA: Ricordi
14/01/2010
10 ANNI INSIEME SUL TATAMI. |
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E' proprio in questi giorni che si celebrano di fatto i miei primi 10 anni di insegnamento del Jiu Jitsu . E' stato infatti nel Gennaio del 2000 che ho iniziato ad insegnare ad un ristretto gruppo di amici e di conoscenti i primi rudimenti di questa splendida arte, oggi diventata per me una parte integrante della mia vita e la mia professione.
Iniziato come un modo scherzoso per trovare qualcuno con cui allenarmi e condividere questa mia passione, posso affermare senza dubbio alcuno che in questi 10 anni sono cambiate molte cose, e sono cambiato molto anche io. I successi ed i traguardi raggiunti, ma soprattutto gli errori commessi lungo questo percorso di studio e di divulgazione dell'Arte hanno arricchito la mia vita di innumerevoli benefici; conoscere meglio me stesso ed il prossimo, acquisire una forma psicofisica migliore, conoscere posti lingue e culture nuove, ed un lavoro che sebbene difficile non smette mai di regalarmi soddisfazioni personali e che a malapena riesco a considerare tale.
Penso che l'Arte Marziale che pratico ed insegno sia uno strumento che possa aiutarci nella nostra crescita personale in ogni fase della nostra vita, a patto però di riuscire a "sintonizzare" la pratica sul periodo della vita che stiamo vivendo. Il jiu jitsu offre a chi è giovane e pieno di voglia di affermarsi e di dimostrare il proprio valore la possibilità di imparare molto su se stessi e sugli altri dall'agonismo. Successivamente le responsabilità della vita adulta e l'età iniziano piano piano a pesare ed in questo momento si dovrebbero iniziare a trovare nella pratica quel valore aggiunto che la rende parte imprescindibile della nostra quotidianità, a prescindere dall'agonismo. Non farlo significa andare incontro a frustrazioni inevitabili, perché la natura è uguale per tutti, e spesso porre fine alla propria pratica.
Si tratta in poche parole non di abbassare il proprio livello di pratica, ma di cambiare il punto di vista che abbiamo su di essa, passando ad adottarne uno di più ampio spettro nel quale il Jiu Jitsu si arricchisce di valori più ampi ed a mio avviso anche più profondi. In questo secondo me si sostanzia quella particolare consapevolezza che ci fa intendere l'attività che pratichiamo come via di miglioramento personale continua e senza fine.
Pochi giorni fa ho assegnato due cinture nere a due miei allievi che sono anche due delle persone a me più care, Tanzio Sperone e Andrea verdemare, che mi accompagnano da anni lungo questo percorso. Prima di farlo ho tenuto un piccolo discorso, che penso sia doveroso in occasione di un evento di così grande importanza per ogni lottatore che porti avanti il percorso dell'"Arte Dolce".
Durante questo discorso ho sottolineato come per me essere cintura nera di jiu jitsu non significhi solo essere un forte lottatore, avere delle elevate conoscenze tecniche , o magari aver portato a casa numerose medaglie, ma che è a mio modesto avviso si tratti principalmente di uno stato mentale.
Spero , con queste poche parole scritte un pò di getto, di aver chiarito il senso di quanto ho detto in quell'occasione così speciale.
Buona pratica a tutti.
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| Postato da Federico Tisi il 14/01/2010 in Ricordi | 0 commenti| -
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