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CATEGORIA: Report
15/06/2010
LA POLITICA DEI PICCOLI PASSI
Il campionato mondiale 2010 non è stato sicuramente un successo per gli atleti italiani presenti. Sarebbe facile cadere per questo nella consueta abitudine italiana di puntare il dito verso chi ha provato a compiere qualcosa di importante senza riuscirvi ed esclamare un sarcastico "hai visto?", ma sarebbe un atteggiamento tanto inopportuno quanto superficiale e di cattivo gusto.
Le medaglie , è vero non sono arrivate, a volte per un soffio, ma tanto basta per non far tornare medaglie in Patria.
Ritengo tuttavia che vi siano motivi importanti per essere contenti o quanto meno per non abbattersi per quanto visto ai mondiali e più in generale di come si stia evolvendo il jiu jitsu in Italia, e questo per una serie di motivi concreti e non per un mio senso di innato ottimismo.
In primis ritengo positivo il fatto di aver visto per la prima volta presenziare al mondiale un numero significativo di atleti provenienti da accademia diverse da quelle dirette dal sottoscritto, ed avere altri italiani che si confrontano nel torneo più duro e prestigioso a livello mondiale non può che essere qualcosa di molto positivo. Avere più squadre che competono a livello internazionale e che dunque conoscono gli standard qualitativi in termini sia agonistici che organizzativi di tornei di alto livello è inoltre molto importante per prevenire il morbo del provincialismo che opprime il nostro paese da tempo immemore in tutti gli ambiti.
Conoscere le modalità e lo svolgimento di tornei di questa portata è sicuramente fondamentale per fare in modo che chi organizza tornei del nostro paese si adatti quanto prima a tali standard, e chi vi partecipi abbia l'esperienza necessaria per valutare con ragion di causa la qualità organizzativa degli eventi in questione.
Il fatto poi che la quasi totalità degli atleti italiani presenti abbia un'età media piuttosto bassa non può che essere un altro fatto di cui doversi rallegrare, ed indica senza dubbio l'inizio di un ricambio generazionale che il jiu jitsu italiano necessita ormai da tempo. Non me ne vogliano i vecchi leoni della mia generazione, ma l'Italia del Jiu Jitsu ha sicuramente bisogno di una nuova, folta , e competitiva schiera di under trenta per poter pensare di essere veramente competitivi da qui a qualche anno.
Vedere giovani atleti sostenersi a vicenda in un campionato mondiale a prescindere dalla squadra di appartenenza è inoltre il miglior modo per prevenire l'insorgere di rivalità che vanno aldilà del sano ambito agonistico, e tutto ciò fa ben sperare per un continuo e proficuo migliorarsi dei rapporti tra le varie squadre presenti nel nostro paese e per la creazione di un senso di appartenenza globale alla comunità dei praticanti di jiu jitsu in Italia.
Quindi, se per alcuni di voi i motivi da me elencati non sono comprensibilmente sufficienti per fare veri e propri balzi di gioia, spero almeno che lo siano per far ben sperare in prossimo futuro decisamente migliore.
Non è dunque questo il momento di abbattersi, ma semplicemente quello di riorganizzare le truppe e di proseguire gli allenamenti in previsione dei tanti eventi che si prospettano dopo la pausa estiva.
Chi impara migliorando non perde mai!

 

Postato da Federico Tisi il 15/06/2010 in Report | 0 commenti| - Scrivi commento


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