CATEGORIA: Ricordi
10/12/2010
UN RINGRAZIAMENTO AL MAESTRO OCTAVIO COUTO JR. |
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Era un pò di tempo che non ricevevo una bella sorpresa e quando a fine novembre ho saputo che il mio Maestro Octavio "Ratinho" Couto Jr. sarebbe venuto in italia ad arbitrare il Milano Jiu Jitsu Challenge sono stato veramente felice di poterlo incontrare di nuovo. Io e "Ratinho" ci conosciamo da circa 5 anni e devo dire che di tutti i validissimi maestri che ho avuto, lui è stato quello che più di ogni altro mi ha dato una impostazione tecnica ed un approccio alla professione di insegnante. Forse se non fosse stato per lui oggi il mio lavoro sarebbe un altro, e devo ringraziarlo per tutto quello che mi ha dato come Maestro e come amico. Sono dunque partito per Pavia dove "Ratinho" doveva tenere una lezione presso il Clan Italica di Matteo Piran, e per una volta ho approfittato per fare da assistente aiutando i ragazzi impegnati in questa lezione precampionato. Domande semplici da parte di tutti i ragazzi, e risposte semplici da parte di Ratinho, dense di dettagli importanti anche per le più navigate cinture nere. Sabato poi ho avuto modo di arbitrare con lui metà dell'ottimo Milano Jiu Jitsu Challenge di Andrea Baggio, finendo per imparare anche nuovi dettagli di arbitraggio. Ancora una volta grazie Mestre, ci si vede in Texas! |
| Postato da Federico Tisi il 10/12/2010 in Ricordi
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24/11/2010
DUE PENSIERI SUI MILLE PERCHE' DELLA PRATICA, SUI MAL DI TESTA DELL'ESPERTO, E SUL SORRISO DEL PRINCIPIANTE. |
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Perché pratichiamo jiu jitsu? Le risposte a questa domanda sono molteplici e tutte piuttosto valide; c'è chi pratica per tenersi in forma, chi pratica per aquisire più sicurezza in sé stessi, chi vuole affermarsi come atleta agonista, e chi ama il gruppo e l'atmosfera dell'accademia. La cosa sicura è che quando decidiamo di indossare un kimono e salire su un tatami per la prima volta, siamo tutti alla ricerca di qualcosa, e questo qualcosa ha in genere a che fare con il liberarsi da qualcosa che non ci piace. Una forma fisica carente ad esempio, ma in generale più un senso di insicurezza, una carenza di fiducia in se stessi, oppure un'idea che abbiamo di noi stessi che per certi versi riteniamo necessario dover in qualche modo migliorare. Personalmente, dopo quasi 30 anni di arti marziali, mi sono reso conto che per me la pratica di un'arte marziale ed in particolar modo del jiu jitsu ,ha come fine ultimo l'emancipazione dell'essere umano dall'infinita di stupidaggini che la nostra società ci mette davanti come se fossero importanti, una capacità di scremare la nostra esistenza dal nocivo e dal superfluo. Questo obiettivo si persegue attraverso la pratica del combattimento, abbinata ad una onestà ed un rispetto profondo verso sè stessi e verso chi ci circonda. Il Jiu Jitsu è dunque a mio avviso uno strumento di liberazione. Liberazione dallo stress, dalle cattive abitudine, dalle dipendenze malsane, dalle insicurezze inutili o da una pericolosa superbia, o da una vita poco sana. Riuscire a vedere le cose secondo priorità differenti, attraverso una lente forse più sana, che ci permetta di affrontare le difficoltà della vita con uno spirito differente, uno spirito guerriero. Per me il guerriero non è necessariamente il lottatore forte, il campione. Ho conosciuto tanti campioni leggendari con delle profonde carenze e lacune sul piano personale , ed altre persone che non hanno mai praticato un'arte marziale in vita loro che portevano essere presi ad esempio del significato di etica guerriera. A mio avviso non è lo strumento che scegliamo che conta , che sia la la pratica del jiu jitsu, della gestione di un ristorante, o del decidere di mettere su una famiglia, ma lo spirito che ci anima nel fare tutte queste cose che ci porta a crescere e maturare come persone. Spesso passiamo la nostra vita a cercare questo obbiettivo nascondendo o volendo ridurre o rimuovere del tutto i i nostri punti deboli, diventando persone diverse. Oggi capisco che forse questo obiettivo per quanto nobile è alquanto utopistico. Ritengo più realistico come diceva Moshe Feldenkreis "diventare forte nelle nostre debolezze". Cosa significa? Non certo trovare scuse e crogiolarsi nei nostri punti deboli. ma al contrario accettare prima di tutto ciò che siamo e come siamo, ed in secondo luogo migliorarsi prendendo come punto di partenza proprio ciò che siamo, e non ciò che vorremmo essere. Il rischio di fare il contrario è quello di costruirci una maschera , un "ruolo" che non è veramente il nostro e che piano piano ci cresce addosso pesando sempre di più , finendo per schiacciarci con il suo peso fatto di aspettative e di frustrazioni. Grazie al mio lavoro ho modo di vedere come il jiu jitsu si stia evolvendo a livello mondiale, sia sul piano agonistico che sul piano della pratica quotidiana da parte di un numero sempre crescente di praticanti, e non posso negare la mia felicità nel vedere così tante persone conoscere una disciplina così bella che ha un forte potenziale di miglioramento della vita di tutti. Tuttavia tale espansione è spesso accompagnata anche da mutamenti tipici di una disciplina sulla strada della massificazione. Mode, doping, pressioni agonistiche, strategie di marketing, profitti di fine anno, aspettative da superman, ed altre forme di stress e cattive abitudini sono trappole nelle quali troppo spesso cade chi oggi si avvicina al mondo del jiu jitsu e a volte anche chi ne fa parte da tempo. In poche parole, si finisce più o meno volontariamente per rendere il jiu jitsu l'ennesima fonte di stress che ci rende difficile la vita. Una cintura bianca entra in palestra e spesso vive il jiu jitsu nel modo più sano di tutti, semplice, privo di troppe aspettative, con un bel sorriso in faccia a fine allenamento, e mi piace pensare che il colore di questa cintura rappresenti proprio la semplicità e la bellezza dello spirito di chi indossa per la prima volta un kimono. Teniamo la nostra cintura bianca in borsa quando andiamo in palestra, di questi tempi può essere uno dei modi migliori per mantenere una visione della nostra pratica sana e positiva. |
| Postato da Federico Tisi il 24/11/2010 in Ricordi
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08/04/2010
IN RICORDO DI ROBERTO GALARDI |
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Questa foto è stata fatta il giorno in cui ho ricevuto la mia cintura azzurra insieme a Roberto Galardi. Roberto è stato uno dei primi italiani a dedicarsi anima e cuore al jiu jitsu, dopo aver studiato judo per molti anni. Fiorentino, è stato uno dei migliori lottatori italiani in un epoca in cui di jiu jitsu brasiliano si sapeva poco e si parlava ancora meno. Un atleta pronto ad accettare qualsiasi sfida pur di maturare esperienza, Roberto ha lottato ovunque fosse possibile in un epoca in cui di gare ce ne erano poche, e lo faceva con o senza kimono ed anche di vale tudo. Lo ricordo sempre sorridente e ben voluto da tutti, un lottatore talentuoso ed una persona molto buona. A qualche anno dalla sua tragica scomparsa mi piace ricordarlo, sorridente, a lottare con me mentre entrambi sognavamo di lottare in Brasile , un'Italia piena di campionati ed accademie, e di diventare temibili cinture nere come i nostri idoli di quell'epoca. A distanza di pochi anni molti di quei sogni si sono realizzati, e mi piace pensare che un pò sia anche per merito suo che fa il tifo dall'alto. Un piccolo pensiero per un amico, perduto , ma mai dimenticato. |
| Postato da Federico Tisi il 08/04/2010 in Ricordi
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14/01/2010
10 ANNI INSIEME SUL TATAMI. |
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E' proprio in questi giorni che si celebrano di fatto i miei primi 10 anni di insegnamento del Jiu Jitsu . E' stato infatti nel Gennaio del 2000 che ho iniziato ad insegnare ad un ristretto gruppo di amici e di conoscenti i primi rudimenti di questa splendida arte, oggi diventata per me una parte integrante della mia vita e la mia professione.
Iniziato come un modo scherzoso per trovare qualcuno con cui allenarmi e condividere questa mia passione, posso affermare senza dubbio alcuno che in questi 10 anni sono cambiate molte cose, e sono cambiato molto anche io. I successi ed i traguardi raggiunti, ma soprattutto gli errori commessi lungo questo percorso di studio e di divulgazione dell'Arte hanno arricchito la mia vita di innumerevoli benefici; conoscere meglio me stesso ed il prossimo, acquisire una forma psicofisica migliore, conoscere posti lingue e culture nuove, ed un lavoro che sebbene difficile non smette mai di regalarmi soddisfazioni personali e che a malapena riesco a considerare tale.
Penso che l'Arte Marziale che pratico ed insegno sia uno strumento che possa aiutarci nella nostra crescita personale in ogni fase della nostra vita, a patto però di riuscire a "sintonizzare" la pratica sul periodo della vita che stiamo vivendo. Il jiu jitsu offre a chi è giovane e pieno di voglia di affermarsi e di dimostrare il proprio valore la possibilità di imparare molto su se stessi e sugli altri dall'agonismo. Successivamente le responsabilità della vita adulta e l'età iniziano piano piano a pesare ed in questo momento si dovrebbero iniziare a trovare nella pratica quel valore aggiunto che la rende parte imprescindibile della nostra quotidianità, a prescindere dall'agonismo. Non farlo significa andare incontro a frustrazioni inevitabili, perché la natura è uguale per tutti, e spesso porre fine alla propria pratica.
Si tratta in poche parole non di abbassare il proprio livello di pratica, ma di cambiare il punto di vista che abbiamo su di essa, passando ad adottarne uno di più ampio spettro nel quale il Jiu Jitsu si arricchisce di valori più ampi ed a mio avviso anche più profondi. In questo secondo me si sostanzia quella particolare consapevolezza che ci fa intendere l'attività che pratichiamo come via di miglioramento personale continua e senza fine.
Pochi giorni fa ho assegnato due cinture nere a due miei allievi che sono anche due delle persone a me più care, Tanzio Sperone e Andrea verdemare, che mi accompagnano da anni lungo questo percorso. Prima di farlo ho tenuto un piccolo discorso, che penso sia doveroso in occasione di un evento di così grande importanza per ogni lottatore che porti avanti il percorso dell'"Arte Dolce".
Durante questo discorso ho sottolineato come per me essere cintura nera di jiu jitsu non significhi solo essere un forte lottatore, avere delle elevate conoscenze tecniche , o magari aver portato a casa numerose medaglie, ma che è a mio modesto avviso si tratti principalmente di uno stato mentale.
Spero , con queste poche parole scritte un pò di getto, di aver chiarito il senso di quanto ho detto in quell'occasione così speciale.
Buona pratica a tutti.
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| Postato da Federico Tisi il 14/01/2010 in Ricordi
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07/12/2009
I PRIMI PASSI. |
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| Io non sono uno che non si guarda troppo indietro. Sono sempre attento al momento presente e a pianificare quello futuro, facendo tesoro delle esperienze passate, ma senza crogiolarmi nei traguardi raggiunti e senza farmi abbattere dal ricordi di quelli mancati.
Questo atteggiamento è sicuramente efficace, ma spesso fa passare in secondo piano quella memoria che aiuta a capire meglio da dove si sta venendo e quindi dove si sta andando e come è meglio procedere.
Forse gli anniversari servono proprio questo, a farci ritrovare il contatto con il nostro passato non solo per celebrarlo con chi lo ha condiviso con te,ma anche a capire meglio verso quale futuro ci stiamo dirigendo.
Dal momento in cui è stata scattata la foto che illustra questo intervento sono passati molti anni fatti di viaggi, seminari, lezioni, competizioni, e sono anche passati molti capelli. E' la foto del primo gruppo che decise di imparare il jiu jitsu da me quando ero una cintura blu, e nella compagine manca solo Marcello Tarquini. Avevamo circa 10 metri quadrati di tatami, e dovevamo lottare una coppia per volta. Nessuna gara, nessun corso sotto casa, pochissime informazioni su internet, nozioni di jiu jitsu a dir poco modeste rispetto alle mie cinture blu di oggi, e nessun maestro nel raggio di alcune ore di volo di distanza. Solo una grande voglia di fare e di divertirsi insieme.
Molto spesso quando introduco il jiu jitsu a piccoli gruppi di appassionati in varie parti d'Italia ritrovo un pò di quello spirito pionieristico e mi fa molto piacere poter contribuire alla sua realizzazione. Questa foto ha anche un pò la missione di incoraggiare un pò tutti i ragazzi alle prime armi, per mostrare loro che tutti hanno avuto inizi difficoltosi, ed anche che contro la calvizie c'è poco da fare.
A distanza di tutti questi anni l'accademia che ho fondato a Roma , Tribe, ha più di 80 iscritti in sede centrale e circa una trentina nella sede di San Giovanni, mentre il network di accademie per le quali rivesto il ruolo di direttore tecnico ha superato quota trenta per un numero complessivo di allievi notevole ed in continua crescita.
Spero di vedervi numerosi alla festa dei dieci anni di Tribe e dei miei primi dieci anni di insegnamento!
Chi persevera, vince! |
| Postato da Federico Tisi il 07/12/2009 in Ricordi
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