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Jiu Jitsu, Arti Marziali Reali e il Concetto Di Evoluzione - di Mario Puccioni

Da: www.team-centurion.blogspot.com

Ho conosciuto Federico Tisi molti anni fa. All'epoca avevo già visto veramente di tutto, visitato l'Asia e le palestre di alcuni famosissimi (e carissimi..) "maestri". Ero pure stato ultrafugace in Brasile alla Carlson Gracie Academy.. Avevo accumulato diplomi e cinture nere a josa, eppure quando conobbi quel ragazzo ancora sotto i 30, capii subito.

Compresi che ero a una svolta nella mia vita. E infatti il mese dopo mi trasferii subito a Roma per studiare con lui, il resto è storia.

Dunque, se una persona come me che ha visto tutti i più celebrati maestroni marziali, si folgora per un insegnante (all'epoca) quasi ignoto, un qualcosina ci sarà. Certo, influirono molto la simpatia e il calore umano del Careca, ma in misura minore. Io riconobbi il Talento, quello dello scienziato e dell'artista, qualcosa di assai più raro del 973° Dan, un qualcosa che risuonava con me e che mi ha dato una vera 2a chance nelle arti marziali.

Chiaramente Federico ha i suoi difetti e anche i suoi avversari + i suoi detrattori, ma questo fa parte della vita, non si può piacere a tutti. Insomma, al di là di tutto, lui mi ha insegnato.. TUTTO quello che so sul BJJ.
[Disclaimer: nulla di quanto scrivo su questo blog è invece farina del sacco del Tisi, essendo esclusiva produzione maniacale del sottoscritto.]

Come dite? Che il mio sito web è pieno di mie foto a seminari con famosi insegnanti brasiliani della nostra disciplina? Verissimo, e mi pregio mucho di aver avuto l'onore di allenarmi con loro. Ma anche i migliori di loro mi hanno passato posizioni, strategie e altre finezze impagabili, però in nuce solo meccanica del corpo. L'ispirazione per il mio lavoro invece me la dà il mio insegnante, in quanto un artista-visionario cioè uno che vede. Ebbene, Federico è riuscito da quel dì a migliorarsi continuamente come tecnico, e questo tramite il suo necessario ripensarsi quotidiano.

Dopo 20 anni di arti marziali, di cui gli ultimi in discipline da combattimento reale come la Muay Thai e la Boxe, mi ci è voluto riflettere accuratamente sulle parole del pelato per risolvere alcune domande cocenti che la mia ossessione sul tema faceva sempre risuonare a martello nella mia testa.

"Panta rei" diceva il saggio Eraclito, tutto scorre, muta.
Se non muta muore, e infatti il primo sintomo del processo di necrosi è il rigor mortis. In pratica, se non cambi e cresci, t'intirizzisci e crepi.

Se paragoniamo le arti marziali alle razze animali, possiamo osservare che alcune di esse (le più), subìto lo choc dell'avvento delle armi da fuoco, hanno rifiutato di mutare e si sono infilate in vicoli ciechi evolutivi, diventando dei reperti museali viventi: curiosi ma inutili e senza futuro. E come avviene il ricombinamento genetico nelle arti di Marte? Solo e soltanto col confronto.

Descrivendo le paranoie inutili che un agonismo mal interpretato crea nella gente, Federico recentemente disse una cosa che mi ha colpito: solo andando alle gare e PERDENDO davanti ai miei allievi, ho potuto almeno in parte ridimensionare certi miei demoni. Siamo all'esatto opposto dell arte "tradizionale " o fossile che dir si voglia, dove il sensei/guru/shifu non solo non si misura MAI alla pari con nessuno, ma il più delle volte si guarda bene dal fare un semplice sparring coi suoi discepoli! Questo consente il permanere della relazione up-down maestro/allievo all'infinito, ma anche la vetrificazione totale.

Attenzione: qui la posta in gioco è enorme, e il rischio è letale. Infatti chi non riconosce questa assenza di disponibilità al confronto (giocoso e non) nel suo mentore come essenziale, rischia di infilarsi nelle arti-sétta che menano all'inferno senza ritono. Nella palestra tradizional-fossile "non si fa sparring perché siamo troppo letali" oppure non si va in nessun contesto di gare "perché la gare è un gioco e noi facciamo solo cose mortali, da strada". Nella palestra fossile il guru è un entità semi-mistica, ammantata di incredibile alone d'invincibilità, e l'estraneo -quando tollerato ma è ciò raro- deve essere subito 'ammorbidito' con la forza (o il trucco) affinché ciò rinforzi la fede dei discepoli.

Senza confrono -su vari livelli- c'è la morte, senza confronto non c'è miglioramento né rimessa in carreggiata dopo eventuali deragliamenti. E' per questo che infatti certe congreghe si chiamano sètte, cioè chiuse, perché se la persona rimanesse aperta a influenze esogene il guru rischierebbe di perdere il pollo..ehm..l'adepto.

A uno stage, anni fa, un praticante decorato di un'arte fossile rimase basito quando il Tisi incoraggiò i presenti a praticare a casa con i compagni le nozioni appena apprese, per fissarle subito bene, e disse: "Mi hanno sempre PROIBITO di allenarmi senza la supervisione dei maestri.."
Di converso non sono rari i casi di spregiudicati supermaestroni fossili che, prese lezioni private a caro prezzo da insegnanti brasiliani senza scrupoli, si sono visti attribuire gradi bassi nel BJJ senza MAI allenarsi con gli altri allievi del brazil di turno e senza MAI lottare con nessuno, al solo scopo di ricrearsi una verginità davanti a certi loro discepoli, ai quali però ovviamente è VIETATO frequentare il maestro del loro maestro e -non sia mai- la di lui accademia! The show must go on.


Per diventare veramente "grandi", l'ho scritto molte volte, è indispensabile affrontare le nostre paure e risovere certi casini che ognuno di noi ha dentro la capoccia, però come è possibile farlo se poi volontariamente uno s'infila mani&piedi in un'organizzazione che dell'assenza del cambiamento ha fatto un religione? Se si sceglie di credere al miracolistico e al fantasioso invece che al realistico e al dimostrabile? Se insomma si fa ostruzionismo totale al nostro intrinseco, irrinunciabile bisogno di evoluzione?

Come possiamo ripensare noi stessi se il vincolo di immobilità dell'arte-setta ci porta nell'abisso dell'immobilismo programmato? Non si può. L'assenza di confronto esterno predeterminato porta INEVITABILMENTE anche a quello interiore, della psiche, e si finisce a trovare ogni sorta di ridicola giustificazione per rendere potabile alla nostra coscienza le minkiate atomiche che facciamo e che cmq ci sono del tutto evidenti. Il fedele invero si arrampica su qualunque scivoloso specchio pur di non mettere in discussione la Sua Santa Chiesa, qualunque essa sia, e così facendo si nega il diritto di evolvere e migliorare.

Stare aperti al mondo in tutti sensi, a braccia aperte o pugni serrati, è il primo passo. Il secondo è capire che senza il primo nulla avverrà mai.

 
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