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"Il Jiu Jitsu Brasiliano e l'attuale rivoluzione delle arti marziali" di J.Danaher trad:M.Puccioni

 

Il Problema Fondamentale delle Arti Marziali

Si parla molto delle differenze tra i vari stili di arti marziali. Ciò che però è comune a tutti i metodi di combattimento è un problema centrale a cui ognuno cerca di rispondere: come può una persona difendersi con successo dall'attacco di un avversario più grande, più forte e più aggressivo? Tutte le arti che vogliano essere considerate marziali debbono fornire una risposta a questo fondamentale interrogativo.
Tanto per essere chiari, questo basilare quesito è spesso reso maggiormente complesso aggiungendovi preoccupazioni addizionali quali se vi siano molti aggressori, se siano impiegate armi e via discorrendo. E' vero poi che alcuni stili affermano un arte marziale debba rispondere a molti grandi bisogni, variabili dalla condotta morale ad ampie preoccupazioni esistenziali. Nonostante ciò, il problema cardine a cui un'arte che valga qualcosa deve rispondere rimane quello suindicato: come ci si difende da un avversario fisicamente superiore?
In risposta a questo comune problema sembra proprio che ogni cultura e paese abbia da offrire una diversa risposta. Ci sono moltissime arti marziali, e mentre sono osservabili indubbie somiglianze tra gli stili, un osservatore non può non notare le grandi differenze. Una domanda sorge dunque spontanea davanti a queste contrastanti risposte al "problema fondamentale", e cioè: quale stile offre la migliore risposta al problema fondamentale delle arti marziali?
Molta gente ha familiarità con queste grosse differenze stilistiche. Gli stili coreani preferiscono impiegare forti calci alti, il Karate giapponese e di Okinawa enfatizza posture basse con potenti attacchi e blocchi in linea. Il Wing Chun kung fu predica una invece una postura eretta con l'uso di calci bassi e intricate abilità di trapping. La lista degli stili è lunga e ognuno possiede caratteristiche sue proprie.
Una risposta molto diversa al problema fondamentale delle arti marziali viene offerta dagli stili di grappling (arti di lotta corpo a corpo con prese, proiezioni e chiavi o strangolamenti ). A differenza dalla gran maggioranza dei sistemi di combattimento, che preferiscono le percussioni con braccia e gambe come passaporto per la vittoria, le arti "lottatorie" si concentrano nel piazzare una presa sull'avversario e usarla per trascinarlo al suolo. Una volta a terra l'avversario può essere controllato con un'immobilizzazione o finalizzazione. Il Judo, il Sambo e la Lotta Olimpica sono stati per anni gli stili di grappling più conosciuti.
C'è poco da discutere sul fatto che da dopo la Seconda Guerra Mondiale, cioè quando le arti marziali cominciarono a diffondersi in Occidente, le arti di grappling furono un molto distante secondo nella popolarità, venendo distaccate da più spettacolari sistemi, tanto che per moltissimi anni lottare non venne più nemmeno considerato un'arte marziale; il Judo - nonostante la sua fama quale sport olimpico - non veniva preso seriamente quale arte per combattere, e il Sambo (lo stile nazionale di grappling della ex Unione Sovietica) era praticamente sconosciuto in Occidente fino agli anni '90.
Quindi siamo davanti a molteplici risposte al problema fondamentale delle arti marziali, rimanendo sempre la stessa la domanda: quale stile risponde al problema fondamentale ? Questo è stato per anni il quesito inevitabile a cui però nessuno tentava seriamente di rispondere.


Determinare i rispettivi meriti dei diversi stili attraverso le competizioni MMA (Mixed Martial Arts)

Sembrerebbe esserci una maniera molto semplice di determinare quali arti marziali siano superiori alle altre. Basterebbe prendere dei combattenti qualificati, esperti nei rispettivi sistemi e metterli di fronte ad altri di differenti stili in un contesto privo di regole, e vedere il risultato. Si potrebbe osservare se esistano stili che continuamente sconfiggano gli altri nel lungo periodo. Questo esperimento fornirebbe infatti una risposta empirica a quale stile sia il migliore. Nonostante che ciò rappresenti una maniera ovvia di risolvere il problema, ci volle fino agli anni '90 affinché le competizioni di MMA (arti marziali miste), che mettono davanti stilisti di sistemi diversi con regole minimali, cominciassero in Nord America. All'insaputa dei marzialisti, questi scontri MMA avvenivano in realtà da anni in Sud America, anche se ignorati poiché per generazioni era stata solo l'Asia a essere vista come origine di vera tecnica marziale. I primi eventi di MMA erano a mani nude, senza limiti di tempo o quasi, senza categorie di peso e molto poche regole, cioè con la sola proibizione del mordere e del conficcare le dite negli occhi. Questo contesto era quanto di più simile a uno scontro reale una società civile potesse concedere, e rappresentanti di vari stili confluirono in questi eventi MMA per rappresentare i loro sistemi.


Analisi dei primi scontri MMA

Le attese della maggior parte della gente a proposito di questi eventi MMA erano molto semplici. Infatti queste attese rappresentavano decadi di disinformazione e assunti ingiustificati che allignavano nella comunità marziale per causa della così grande distanza presa da quel combattimento reale che gli eventi MMA offrivano. La vasta maggioranza dei marzialisti presupponeva che chi calciasse e desse pugni più forte, incassandone al contempo di meno, avrebbe vinto distruggendo i suoi avversari in scontri sanguinosi. Per grandissima sorpresa della comunità marziale, non fu proprio questo ciò che si osservò avvenire e la stragrande maggioranza dei combattimenti seguì uno svolgimento comune. Entrambi i combattenti cominciavano con calci e pugni per finire prestissimo in clinch (corpo a corpo). A quel punto, o per scelta o per caso, cadevano al suolo. Quei fighters che disponevano di abilità nel grappling cercavano attivamente di portare il match a terra mentre gli altri semplicemente vi finivano, che lo volessero o no. Per lo shock e l'imbarazzo della maggior parte degli artisti marziali, una volta al suolo la maggior parte dei supposti altamente abili marzialisti erano del tutto persi e privi di risorse, sconcertati e incapaci di reagire a questa imprevista situazione. Vittoria dopo vittoria si susseguirono i trionfi dei combattenti esperti di grappling. Diverse realtà emersero con chiarezza. Per prima cosa, coloro che erano addestrati esclusivamente nelle percussioni da impiedi risultavano estremamente vulnerabili all'essere portati al suolo dove i loro colpi erano praticamente inutilizzabili. Secondo, i grappler potevano forzare gli striker (esperti di percussioni) al loro "gioco" di lotta (utilizzando la tattica di chiudere la distanza fino al clinch o alla proiezione) molto più facilmente di quanto gli striker potessero fare il contrario e tenerli a distanza di colpi. Terzo, l'abilità nel lavorare al suolo risultò un chiaro indicatore di abilità marziale tout court nelle MMA piuttosto che l'abilità nelle percussioni. Quarto, prese di sottomissione -leve e strangolamenti che obbligavano l'avversario ad arrendersi prima di trovarsi con una frattura o resi incoscienti- erano la via privilegiata per la vittoria, assai più delle percussioni.
Nel tempo una combinazione di richiesta di spettacolarità e di pressioni politiche forzarono le MMA all'adozione di sempre maggiori restrizioni al regolamento. Ma nonostante l'adozione di nuove regole, categorie di peso, round e limiti di tempo, ancora oggi le MMA conservano il sapore dei primissimi eventi di MMA. Il livello dei competitori è cresciuto impetuosamente, e non si vedono più ingenui debuttanti del tutto a digiuno di grappling. Il trend emergente delle contemporanee MMA è quello del combattente "completo", cioè uno esperto sia di grappling che di percussioni, a suo agio in piedi a distanza, nel clinch, nella lotta in piedi attiva e difensiva, - e cruciale! - al suolo.


Il Brazilian Jiu-Jistu nella competizioni MMA

Di tutti gli stili rappresentati nei primi eventi MMA nessuno ebbe un impatto decisivo più del Jiu Jitsu brasiliano (BJJ). Per via del suo inaspettato successo contro gli altri stili il BJJ passò dall'oscurità al successo internazionale in un tempo sorprendentemente breve. I più importanti eventi di MMA in Nord America, l'Ultimate Fighting Championship, l'Extreme Fighting, il Wolrd Combat Championship e il Martial Arts Reality, tutti furono dominati da praticanti di BJJ. Specialmente sorprendente per gli spettatori fu il fatto che i combattenti di BJJ erano quasi sempre molto più minuti dei loro avversari. Inoltre, le vittorie erano affari relativamente poco insanguinati. I BJJ fighters non avevano bisogno di massacrare i loro avversari per sconfiggerli ma, piuttosto, li portavano velocemente al suolo al fine di infilargli varie finalizzazioni (strangolamenti o leve), costringendoli così ad arrendersi. In quei rari casi in cui i praticanti di BJJ furono loro ad essere atterrati, erano in grado di utilizzare i loro altamente sofisticati strumenti di tecnica lottatoria per vincere il match mentre stavano posizionati sotto il loro avversario, e questo fu davvero sconvolgente per quei tempi, visto che era patrimonio comune la nozione che l'uomo sito sopra l'altro in un incontro avesse la vittoria praticamente assicurata. Davanti a tutti stava realizzato il sogno marziale: vedere uno stile di combattimento che consentiva a un uomo più piccolo e debole di battere un esperto più grande e forte di lui, con il minimo di violenza e sangue necessari.
Le prime impressioni della comunità marziale relative a questi successi furono diversificate. Certi affermarono che competizioni MMA erano immorali o in qualche modo contrarie allo spirito delle arti marziali. Altri espressero una invidiosa ammirazione per i risultati ma puntualizzando che questo stile non avrebbe avuto funzione in un contesto di rissa da strada, con il pericolo di armi o molteplici avversari. Artisti marziali più progressisti però registrarono velocemente i successi del BJJ e cercarono di apprenderlo, sia come stile in sé o almeno abbastanza da difendersi dalle devastanti tecniche e applicazioni che stavano generando scompiglio nelle MMA. Questo fu il botto udito nel mondo marziale; la rivoluzione aveva avuto inizio.


Un'analisi del successo del Brazilian Jiu-Jitsu nelle competizioni MMA

Prima dell'esordio delle MMA in Nord America poca gente avrebbe considerato il BJJ quale stile in grado di dominare gli altri in competizioni open. E' il caso dunque di domandarsi il perché di una così grande efficacia del BJJ contro altri stili in competizione. Il rispondere a questa domanda può illuminare sulla teoria del combattimento; anche solo una succinta analisi dei primi eventi MMA velocemente rivela una messe di importanti elementi.
Il BJJ ebbe successo sia quando il suo rappresentante proiettava l'avversario finendogli sopra, sia quando era lui stesso ad essere lanciato e costretto a combattere da sotto. Nell'imprevedibile e caotico momento di un vero combattimento ciò si dimostrò un vantaggio notevole. Infatti quando confrontati da avversari più grossi accadeva spesso che i combattenti si ritrovassero schiena a terra e forzati a lottare da lì. I BJJ fighters furono infatti molto abili in questo, spesso prendendo davvero di sorpresa i loro ben più pesanti avversari.
La metodologia d'allenamento del BJJ consentiva ai suoi praticanti di usare la stessa strategia e tecniche che già usavano in vere lotte d'allenamento, a piena potenza e con avversari resistenti al 100%. Allenandosi costantemente alla stessa maniera in cui loro poi combattevano, lo scontro reale aveva poche sorprese per essi, e comunque sul ruolo cruciale della metodologia di allenamento ritorneremo più avanti.
Il sistema a punti utilizzato in allenamento e nelle gare di BJJ è ideato per riflettere i più importanti elementi di un vero combattimento. I punti sono assegnati quando uno studente si piazza in posizioni che gli consentirebbero di dominare e finire l'avversario in un vero scontro . Questo installa nell'allievo di BJJ i principi e i movimenti corporei necessari per fare bene in un combattimento reale. Per esempio, chiunque può osservare che c'è un ovvio vantaggio nello schienare l'avversario sedendogli sopra il petto. Da lì si può tenerlo fermo e colpirlo mentre lui può fare molto poco. Questo fatto è riportato nel sistema a punti del BJJ assegnando a questa posizione dominante il massimo e cioè quattro punti. Ciò al fine di incoraggiare gli allievi a cercare sempre la posizione di dominio in allenamento fino al punto che non diventi un istinto naturale, uno provato assai utile nel combattere reale.
La mancanza di restrizioni regolamentari per gli studenti di BJJ in allenamento e in gara li prepara bene al combattimento. Il combattimento reale è totalmente privo di restrizioni, si fa del tutto pur di vincere. Al contrario, il combattimento sportivo è pieno di regole, restrizioni e interventi arbitrali. Ad esempio, nella Boxe l'arbitro blocca l'azione non appena i due pugili si chiudono in un clinch; nella Thai Boxe l'azione è interrotta quando un atleta finisce al suolo; nella Lotta Olimpica nessuna finalizzazione è ammessa; nel Judo solo leve alle spalle e al gomito sono ammesse (insieme agli strangolamenti). Nel BJJ c'è una sorprendente assenza di interruzioni del direttore di gara: allorché il combattimento inizia, l'arbitro fa poco più che contare i punti e mantenere gli agonisti all'interno della materassina. Esistono sottomissioni applicate alle caviglie, ginocchia, anche, spina dorsale, collo, spalle, polsi e gomiti. Inoltre anche strangolamenti e compressioni muscolari contribuiscono a preparare gli allievi, avvicinandosi molto, alla assenza totale di regole del combattimento reale.
La tradizione di spirito guerriero del BJJ fu un elemento cruciale del successo dei suoi esponenti nelle prime competizioni MMA. La famiglia Gracie veniva da una lunga tradizione in Brasile di eventi MMA. Quest'esperienza dette loro una idea precisa di cosa aspettarsi nel combattimento con regole minimali, mentre i loro avversari andavano verso l'incognito.
L'unione di una semplice strategia - ma altamente efficace e provata in combattimento- accoppiata a una tecnica molto raffinata impressa negli studenti attraverso l'allenamento quotidiano fu un grande vantaggio. Molti dei primi esordienti negli eventi MMA non avevano una vera strategia su come sconfiggere i loro avversari, a parte la vaga nozione di picchiarli fino alla vittoria. Con loro grande sorpresa si accorsero che ciò si rivelava assai più difficile di quanto si aspettassero, specialmente una volta avvinghiati in un clinch e poi da lì al suolo. I combattenti di BJJ, d'altra parte, lavoravano sempre con una strategia globale . Iniziavano cercando di chiudere subito la distanza per limitare i danni, per poi portare la lotta al suolo dove potevano nullificare le abilità avversarie. Una volta a terra essi erano sempre intenti a migliorare il posizionamento, avanzando passo dopo passo verso il loro obiettivo e cioè raggiungere una posizione da cui imporre una finalizzazione. Ciò dava ai BJJ fighters una chiara direzione in ogni momento del match, aggiungendo che possedevano la conoscenza tecnica per sorreggere tale strategia nel migliore dei modi. Era assente l'interrogativo su cosa fare in un qualsiasi momento dell'incontro. Questa costante sensazione di preparazione agli eventi in corso era in netto contrasto con la confusione e l'indecisione dei loro avversari, la maggior parte dei quali non aveva idea su cosa fare una volta che il combattimento era finito nella cortissima distanza.

 

Il Brazilian Jiu-Jitsu quale risposta al Problema Fondamentale delle arti marziali

Si è visto che il problema centrale, e vero cuore delle arti marziali, è il proteggersi da un avversario più grosso, forte e aggressivo. Gli eventi MMA hanno offerto il mezzo migliore tra quelli disponibili per valutare le differenti risposte a quel problema. La prova fornita da queste competizioni MMA fu molto chiara; Il grappling è una parte fondamentale del combattere reale che la maggior parte della comunità marziale aveva negletto. Le arti marziali tradizionali, basate su abilità nel calciare e colpire di pugno in piedi, si rivelarono incapaci di confrontarsi con quegli attacchi di grappling che comprimono la distanza e trascinano al suolo, dove la forza nei colpi è in gran parte annullata. Primo fra tutti gli stili lottatorii si pose il precedentemente sconosciuto BJJ, il cui successo fu tanto inaspettato quanto evidente. I fatti dimostrarono che il BJJ era senza dubbio una delle migliori risposte al nostro problema fondamentale.
Di fronte a tale successo, vale la pena domandarsi: qual è la risposta del BJJ al problema fondamentale delle AM?
Contrariamente a quanto fanno altre arti marziali, il BJJ non predica l'ingaggiare una battaglia di percussioni con l'avversario. Questa strategia infatti espone a troppi rischi di sconfitta davanti a un opponente più grosso e forte, dato che colpirà con maggior potenza per via del vantaggio nella taglia e nel peso. Inoltre, l'esperienza insegna che le sole percussioni non sono sufficienti per fermare e sconfiggere una persona che sia determinata ad affrontarci con il grappling. La dottrina tradizionale del singolo colpo che uccide' è semplicemente non derivata dalla vita reale. Una opzione molto più sicura è chiudere la distanza e entrare in clinch, da dove si può impedire al nostro avversario di colpirci mentre al contempo le nostre abilità di grappling ci consentono di sbilanciarlo e controllarne i movimenti. In quella posizione si può sia decidere di colpire il nemico con ginocchiate e gomitate (prevenendo la sua eventuale intenzione di fare lo stesso tenendolo fuori equilibrio e controllandone il corpo con tecniche di grappling) . Una volta stretto il clinch, è molto probabile che il combattimento finisca al suolo sia per scelta (uno dei due combattenti atterra l'altro deliberatamente) o per errore (uno o entrambi incespica e cade). Un classico errore concettuale è quello di credere che il BJJ cerchi sempre di condurre la lotta al suolo. Mentre ciò è vero per le MMA, dove si confronta un singolo avversario e la superficie del terreno è adatta, in alcune risse il praticante di BJJ può anche decidere di non voler andare al suolo, forse perché teme di essere scalciato dagli amici del suo avversario, o perché non reputa adatto il tipo di superficie su cui finirebbe. In quei casi egli può decidere di rimanere in un clinch in piedi e combattere da lì, lasciandosi la possibilità di rompere il corpo a corpo e fuggire. Quello che il BJJ riconosce è una dura realtà della vita che altre arti marziali tradizionali ignorano, e cioè che in un vero combattimento di solito non è una scelta se finire al suolo o no , semplicemente ciò accade, che sia o meno nelle nostre intenzioni. La debolezza della risposta al problema fondamentale delle AM da parte della maggior parte degli stili, è che essi non considerano le azioni e le intenzioni dell'avversario, e la natura selvaggia e caotica del combattere reale. Parte della risposta del BJJ al problema fondamentale è che combattere al suolo non è una scelta ma quasi sempre viene reso necessario dagli eventi. Ironia della sorte vuole che i più qualificati a mantenere il combattimento in piedi siano proprio i lottatori', dato che passano molto tempo allenando il clinch e gli atterramenti. Ciò li rende abili a resistere il tentativo di spinta o proiezione se così gli aggrada.Nonostante ciò, il tipo di dominanza posizionale e controllo ricercato dal BJJ è raggiunto in maniera più ottimale al suolo, dove la maggior parte della gente non sa cosa fare e dove peso corporeo e superficie d'appoggio possono essere usati per ostacolare l'avversario. Ecco donde deriva la preferenza nel condurre lo scontro a terra qualora le circostanze lo favoriscano.
L'idea essenziale soggiacente alla risposta del BJJ al problema fondamentale delle AM è: si deve costantemente impegnarsi per porsi in una posizione dove si possa controllare l'avversario il più possibile; cioè raggiungere dove si può infliggere il maggior danno possibile rischiando contemporaneamente il meno possibile . Ciò spiegato in sintesi. Nella pratica questo significa ricercare il corpo a corpo stretto al più presto, impedendo così all'avversario di colpirci con efficacia. Dal clinch si può controllare il nemico dominandone la testa o il torso mentre lo si sbilancia, o meglio scivolandogli dietro la schiena. Se desiderato, si può a nostra volta attaccare con ginocchia, gomiti e finalizzazioni in piedi. Se decidiamo di andare al suolo o ci finiamo non volenti, si cercherà si raggiungere subito una posizione di controllo da dove noi si colpirà assai più efficacemente di quanto può fare l'altro di rimando, e quindi finire con una sottomissione. Il cuore strategico del BJJ è che si deve prendere una posizione dove si può danneggiare l'avversario mentre lui non può fare lo stesso. La miriade di tecniche esistenti nel BJJ sono progettate per consentire al praticante di raggiungere quell'obiettivo. Tale strategia può essere attuata solo lottando corpo a corpo con l'opponente; in fin dei conti non si può controllarlo senza stabilire una qualche presa su di lui. Questa è la metà della ragione per cui il BJJ predica il ricorso al grappling quale risposta al Problema Fondamentale. L'altro 50% della ragione sta nell'inesorabile verità per la quale che, indipendentemente dalle intenzioni, è quasi impossibile impedire all'avversario di finire in grappling contro di noi se così ha deciso. La prova dei fatti dimostra che in un vero scontro lui quasi certamente ci proverà, ed è per questo che il BJJ individua nel grappling la parte più importante della risposta al problema fondamentale delle arti marziali.

 

Combattimento al suolo e Difesa Personale

Dall'avvento degli eventi di Mixed Martial Arts con pochissime regole, i marzialisti sono stati costretti a riconoscere il ruolo cruciale giocato dal grappling, sia in piedi che al suolo- Spesso si sente recitare l'adagio: Se non sai combattere al suolo, non sai combattere. In contrasto con tale recente entusiasmo per il grappling, si sente anche dire che-indipendentemente da come vanno le cose nelle MMA- in strada andare il suolo è l'ultimo posto dove si vorrebbe finire. Molte persone argomentano che infilarsi in una lotta al suolo durante una rissa sia praticamente un suicidio, perché così facendo ci si espone al rischio di essere sconfitti a calci da altri avversari, di finire tagliati e feriti dalla dura superficie stradale oppure venir affondati da attacchi feroci quali morsi, ditate negli occhi e simili. Perciò esistono una divergenza totale tra chi difende l'uso del grappling nella difesa personale (DP) e chi invece afferma essere adatto solo per contesti sportivi MMA. Il BJJ prende una netta posizione sul fronte di coloro che suggeriscono il grappling nella DP, anche se bisogna ricordare chiaramente che ciò non significa che i praticanti di BJJ vogliano sempre finire al suolo in combattimento reale. Ci sono infatti situazioni dove il buon senso suggerisce che evitare la lotta al suolo è la cosa giusta da fare. La gente tende a sottostimare la versatilità del BJJ perché quando lo vedono in azione durante gli incontri MMA il lato della lotta al suolo è sempre preponderante. In realtà il BJJ possiede un variegato arsenale di tecniche nel clinch in piedi che consentono a un allievo di sconfiggere un avversario senza andare a terra. Inoltre, lavorando costantemente sui take down (atterramenti) il praticante di BJJ diviene molto abile a contrastare qualunque tentativo di proiezione. Ironicamente questo fa del grappler il più qualificato tra i marzialisti a rimanere in piedi durante un attacco. I combattimenti infatti finiscono al suolo per scelta o per accidente, e involontariamente cadere avvinghiati a un attaccante senza nozioni di grappling è realmente disastroso, mentre in altri casi la scelta del grappling si rivela un'opzione utilissima da scegliere volontariamente. La capacità di controllare l'avversario ci dona un enorme panorama di scelte da poter applicare, a seconda delle contingenze. Si può essere sorprendentemente gentili o davvero brutali nei confronti del nostro aggressore quando lo si controlli completamente, e il grappling consente questa scelta. Nel caso si tema il finire al suolo per via di molteplici avversari o superficie inadatta, si possono usare le nozioni di grappling per evitare di essere atterrati oppure per stabilire un clinch serrato in piedi. Infatti non si deve credere che il BJJ sia cieco in merito alla sua generale comprensione della DP, predicando di andare sempre al suolo: è proprio il contrario. Il BJJ ci aiuterà assai nel caso fossimo atterrati e ci permetterà se decidessimo a nostra volta di dirigere la lotta al suolo ma, contemporaneamente, ci dà gli strumenti per restare il piedi e combattere se quella fosse la scelta.
I critici del grappling ai fini della DP affermano anche che le tattiche sleali', proibite nelle MMA (tipo mordere, afferrare i genitali e conficcare le dita occhi) riducano significativamente l'efficacia da strada del grappling. E' vero che certe tattiche hanno un suo peso in una rissa ma non si dovrebbe sovrastimarne la portata perché se il nostro avversario è abbastanza vicino per mordere e graffiare anche noi lo siamo. In più, si possono utilizzare le abilità nel grappling per ottenere una posizione superiore dalla quale il nostro mordere e graffiare è dolorosamente più efficace del suo,e poi esistono numerose difese verso certe tattiche sleali e una persona esperta di lotta può velocemente adattare il suo posizionamento al fine di proteggersi inguine e cavità oculari durante una rissa. In pratica queste supposte minacce rappresentano più una sfumatura che una tattica efficace contro un grappler competente.
La critica più udita nei confronti dell'uso del grappling a fini di DP è che sia inutile contro attaccanti multipli. La logica di tale argomentazione è che bloccandosi a lottare contro un avversario, si sia facilmente colpiti dai suoi delittuosi sodali. Ciò corrisponde la vero. La abilità nel grappling infatti non regala la capacità di annientare tanti attaccanti contemporaneamente, e il BJJ non proclama di insegnare un metodo valido per prevalere contro un attacco di massa: se foste davvero sovrastati nel numero il BJJ non vi salverà. Convinzione dello scrivente è che nemmeno nessun altro stile di combattimento a mani nude vi salverà! Il mondo delle AM è infatti alluvionato di proclami inflazionati, uno dei più comuni dei quali è che un uomo solo disarmato possa sconfiggere molti attaccanti aggressivi contemporaneamente. L'ironia vuole che molti degli stili che diffondono siffatti proclami si siano dimostrati del tutto inefficaci nello sconfiggere un solo aggressore quando messi alla prova, ufficialmente e davanti a tutti, in competizioni MMA. Certi proclami originano nel mondo delle fantasie e appartengono più al contesto dei film di arti marziali che allo studio del combattimento reale.

 
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